Sing Along – With My Own Two Hands

Non sono un’amante della musica reggae, ma questo pezzo mi piace moltissimo, soprattutto per il messaggio che lancia: se vogliamo che il mondo sia un posto migliore, sta a ciascuno di noi prendere in mano la situazione e darsi da fare in prima persona.

Oltre che per il testo, ho scelto questa canzone anche perché ci dà l’occasione di ripassare insieme il comparativo di maggioranza degli aggettivi monosillabici in inglese.

Ecco qua gli aggettivi di una sola sillaba al grado comparativo di maggioranza presenti nella canzone:

better – il comparativo di maggioranza di good
kinder – il comparativo di maggioranza di kind
brighter – il comparativo di maggioranza di bright
safer – il comparativo di maggioranza di safe

Come possiamo vedere, generalmente il comparativo di maggioranza degli aggettivi monosillabici si forma aggiungendo il suffisso ER all’aggettivo:

Es. kind       ⇒          kinder   = più gentile
Es. bright    ⇒          brighter = più luminoso

Attenzione, però, alle seguenti variazioni ortografiche:
– se già l’aggettivo termina in –e, si aggiunge solo R:

Es. nice         ⇒        nicer  = più bello
Es. brave       ⇒       braver = più coraggioso

– se l’aggettivo termina con consonante preceduta da una vocale, prima di aggiungere ER la consonante finale raddoppia:

Es. big           ⇒       bigger = più grande
Es. hot           ⇒       hotter = più caldo

Attenzione anche agli aggettivi che hanno forme irregolari di comparativo, tra i quali:
good             ⇒        better = migliore
bad                ⇒       worse = peggiore

Per ulteriori informazioni su come si forma, in inglese, il comparativo di maggioranza degli aggettivi plurisillabici e di quelli che terminano in-y, andate a rivedervi il post Easter traditions in the UK, mi raccomando!

E, mentre scaldiamo le ugole, diamo un’occhiata anche ad alcune espressioni colloquiali che capita di sentire spesso nelle canzoni:

gonna
got to

– gonna è la forma colloquiale di going to (futuro intenzionale):
Es. I’m gonna make it a safer place = I am going to make it a safer place
Ho intenzione di renderlo (il mondo) un luogo più sicuro

– got to è la forma colloquiale di have to/ must (dovere):
Es. But you got to use your own two hands = But you have to/ must use your own two hands
Ma tu devi darti da fare (letteralmente, devi usare le tue mani).

E finalmente ecco qua il testo, bellissimo, di questo pezzo, grazie al quale nel 2003 Ben Harper fu proclamato miglior artista dell’anno dall’edizione francese di Rolling Stone. Are you ready to sing?

“I can change the world, with my own two hands
Make it a better place, with my own two hands
Make it a kinder place, oh with my, oh with my own two hands
With my own, with my own two hands
With my own, with my own two hands

I can make peace on earth, with my own two hands
And I can clean up the earth, oh with my own two hands
And I can reach out to you, with my own two hands
With my own, with my own two hands
Oh, with my own, oh with my own two hands

I’m gonna make it a brighter place, (with my own)
I’m gonna make it a safer place, (with my own)
I’m gonna help the human race, (with my own)
(with my own two hands)

Now I can hold you, in my own two hands
And I can comfort you, with my own two hands
But you got to use, use your own two hands
Use your own, use your own two hands

Use your own two hands
And with our own, with our own two hands
With our, with our, with our own two hands
With my own, with my own two hands

I’m gonna make it a brighter place, (with my own)
I’m gonna make it a safer place, (with my own)
I’m gonna help the human race, (with my own)
Oh, make it a brighter place (with my own)
I can hold you (with my own)
And I comfort you (with my own)

But you got, you got, you got, you got, you got, you got, you got to use
Oh, use your own
Oh, use your own, Lord”

A proposito di cambiare il mondo e di mettersi in gioco in prima persona, quale modo migliore di concludere questo post se non con le parole di Nelson Mandela: “We can change the world and make it a better place. It is in our hands to make a difference.” Bye for now, j


Janet L. Dubbini

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